Calcio, una parola che è divenuta familiare ad ognuno, una parola che fa parte del vocabolo di tutti i giorni, uno sport, un fenomeno di massa che coinvolge quotidianamente milioni e milioni di persone, da chi lo pratica, a chi lo legge, a chi lo scrive, per chi è pane quotidiano.
Sul calcio fenomeno di massa, sul calcio business commerciale, è stato detto, scritto, osservato praticamente tutto. Infiniti e sempre più qualificati sono stati gli osservatori, il calcio è stato analizzato da un punto di vista sociologico, psichiatrico, commerciale, è stao oggetto di studio per esperti di fenomeni di massa, di scrittori di giornalisti. Ma nonostante ciò, il calcio ogni giorno, riempie gli stadi, le colonne dei quotidiani, gli spazi delle più importanti reti televisive ed ognuno ogni giorno ha qualcosa di nuovo da dire, da proporre da far vedere.
Quindi il calcio è ancora una realtà viva una realtà che alimenta passioni, amore, sogni, ideali, ma soprattutto ricordi. Ed è proprio in questa chiave che ognuno di noi, ogni piccola realtà ha qualcosa da dire, da raccontare del calcio, perchè il calcio è anche la nostra storia, è vita vissuta, è testimonianza del tempo che passa, è testimonianza di chi e di che cosa siamo e di chi e di che cosa siamo stati.
Forse è proprio per amore del calcio e della piccola, ma meravigliosa realtà che è Cascine di Buti, che nasce questo volume e che non vuol essere altro che uno spaccato di vita, uno spaccato di storia, che un picoolo paese di provincia può offrire a se stesso, in pratica sarà come andare in soffitta e scoprire in un vecchio cassetto, da dove veniamo, i nostri padri, i nostri nonni, vecchie storie, vecchie passioni, insomma la nostra vita.
La nostra Cascine è legata al calcio da un vecchio connubio e una storia d´amore molto lunga, anche se come tutte le più belle storie d´amore ha conosciuto qualche momentanea separazione.
E´ una storia nata settanta anni fa nel lontano 1919 quando ancora il calcio era un gioco piuttosto nuovo, un gioco arrivato dall´Inghilterra alla fine dell´800 e che in quegli anni stava mobilitando i giovani dell´epoca, intenti a fondare le varie asociazioni calcistiche e che a Cascine prese il nome di Pro Cascine.
Ricercando in paese, dati, notizie, fotografie, testimonianze sui tempi passati, si possono scoprire molte cose, rivivere anche solo nell´immaginazione settanta anni di vita, veder brillare negli occhi di chi, ti racconta fatto accaduto o riconosce giovani facce su una vecchia fotografia, la gioia di un tempo, l´attaccamento alla propria terra, la delusione di una sconfitta o di uno spareggio magari perso alla monetina, dove la malasorte ebbe ragione di un´annata di sudore speso sotto a quelle maglie amaranto/nere. Si possono ritrovare fianco a fianco o addirittura abbracciati dopo un goal, ersone che la vita ha poi diviso, si può sentire nell´aria un qualcosa di conosciuto, di familiare, è una sensazione, una passione, è l´attaccamento a du colori sociali, l´amaranto e il nero che per settanta anni, hanno accomunato generazioni e generazioni di persone di diversa estrazione sociale, di diversa fede politica, ma che hanno trovato alla domenica sul campo di gioco, o aggrappati alla rete, un qualcosa di comune, un legame, un´amicizia che nessuna vicenda della vita riuscirà a cancellare.
E allora capisci che il calcio, forse non è solo un gioco, non è solo uno sport, non è solo quella violenza gratuita che a volte genera ai giorni nostri, non è solo denaro, ma è anche un fenomeno sociale, che accomuna gli uomini, è un filo sottile che lega un´infinità di persone, è un filo che seguendolo si ripercorre a ritroso la storia di un paese e di coloro che in campo e fuorisi sono prodigati per scrivere settanta anni di A.C. CASCINE.
Mauro Bacci
da Noi e Il Calcio
(Aprile 1990)